Dicono e scrivono di lei
Benvenuti nella pagina "Informazioni" di Giuseppina Luongo Bartolini. Qui troverete approfondimenti sulla sua opera.

Recensioni e altro
Wikipedia ha dedicato una pagina a Giuseppina Luongo Bartolini:
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppina_Luongo
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Giuseppina Luongo Bartolini è presente anche su "L'enciclopedia delle donne" :
https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/giuseppina-luongo-bartolini
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Grazie ad Alessia Pizzi per lo spazio dedicato a Giuseppina Luongo Bartolini sul suo sito "Poetesse donne" :
https://www.poetessedonne.it/italiane/giuseppina-luongo-bartolini/
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Il poeta Francisco Soriano ha dedicato una splendida recensione alla raccolta poetica "Detriti" :
https://retroguardia.net/category/luongo-bartolini-giuseppina/
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L'editore torinese, Genesi:
https://www.genesi.org/project/luongo-bartolini-giuseppina/
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Grazie a "Interno Poesia".
https://internopoesia.com/2024/10/21/giuseppina-luongo-bartolini-2/
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Il ricordo degli amici del salotto culturale Collarile:
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L'articolo di Paolo Saggese:
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L'intitolazione della Biblioteca Comunale di Benevento:
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La recensione di Francisco Soriano dedicata alla raccolta "Detriti", apparsa su Retroguardia dello 04/10/2023:
"Gli haiku sono bagliori, incandescenze, privazioni, silenzi, cecità. L’immagine fugace deve rendere rapida una rappresentazione: talvolta simultanea ad altre, qualche altra volta si inerpica sui sentieri dello spirito e fra le ellissi imperfette. Gualcisce fiori / la curva del tempo / nella clessidra – sono versi di emblematica e asimmetrica bellezza: nella corporeità di una clessidra, involucro del tempo che si arresta, fluisce senza conciliarsi né con il circolare moto orientale né con il lineare susseguirsi di diaframmi così cari alla temporalità occidentale".
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In poesia molte possono essere le corrispondenze, cioè la complessa architettura di uno stile corporeo in osmosi con il significante e il linguaggio con il suo contenuto. La poetessa cura il contrappunto, quello che in un altrove dove nasce questa fantasmagorica terzina si concilia con il senso del vuoto e dell’illusorio fallace, cioè l’impossibile tutto che riempie solo di illusioni. Il nulla prende il sopravvento: l’indizio è nella fugacità dei versi.
Plagia rovine / circuisce occulta / la madreselva – è un haiku che esprimerebbe alla perfezione una immagine di René Magritte, sublimazione del reale e non, come appare alla moltitudine, espressione di un mondo sospeso e lontano. Le parole assumono la forma di un abbraccio quasi nefasto, circolare, dall’inesorabile opera del naturale che insinua nella sua corteccia, con fare lento e sistemico, le millenarie rovine di un umano distruggere. Plagia rovine è speranza riposta della poetessa, opera di una forza che modella in simbiosi con il tempo sul proprio passato, ben raffigurata dal neologismo madreselva. Nulla ci appare più ambiguo, ma anche peculiare della parola occulta – voluta, cercata, gettata in quel fragoroso silenzio del verso più lungo, già adombrato di un ritmo più sostenuto. Quale prisma di significati concede il miracolo della poesia?
Leggere un haiku è spesso pratica misterica. La sua purezza e “sfericità”, quest’ultima tipica metamorfosi della filosofia Zen, trasmettono il fantasmagorico senso del vuoto. Metafore e simboli ci appaiono senza significati ma, in realtà, sono ben delineati dalla comprensione dell’incongruo, del suo tragico silenzio. La poetessa di origini irpine ma beneventana d’adozione si immerge in un canone che risponde ai criteri dell’intensità e del metodo pittorico. È “imagista” consapevole di una forma che rompe con la tradizione, proprio interpretandone fedelmente la metrica, perché assolutamente scevra da tentazioni retoriche. E qui risiede l’abilità versificatrice, che intensifica in forme tonali ben definite che hanno la funzione di sublimare il “segno”, l’archetipo, la proprietà di una narrazione che detesta il già detto.
Rossofiorito, violaciocche, madreselva, muteparole, sono coraggiose evoluzioni verbali che attestano la semplice audace concisione di una prova d’arte a governare l’armonia del bello: l’haiku.
E i mandorli / sfioriranno sui corpi / insanguinati – è dramma umano, preludio di un tramonto. Le cose del mondo si avvertono in questa deriva; sfiorisce la vita, il seme infecondo neppure si impianta nella terra gravida di sangue. Non tutto è perduto: fra i graticci / scuri del pergolato / quante lucciole. Disseminate nella loro fragile e brevissima vita, sono esse stesse fulgide luci; intermittenti, talvolta informi, miracolosi esseri dalle sembianze stellari. La poetessa sembra congedarsi, è sera, una brezza si adagia al suolo come se fosse mattino: è memoria intonsa, voce estatica, a ciascuna anima il suo dove.
Francisco Soriano
"Detriti. Haiku ed altre terzine", Gazebo Edizioni, 2002
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